Case study sul principio 2
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Principio n.2:
Le imprese dovrebbero assicurarsi di non essere, seppure indirettamente,
complici negli abusi dei diritti umani |
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Word 60 KBytes)
Cosa significa essere complici negli abusi dei diritti umani?
Il concetto
di “complicità” è indubbiamente
di difficile definizione , poiché esso da adito a possibili diverse
interpretazioni. Così come le dinamiche tra i governi, le imprese
e le organizzazioni della società civile, sta cambiando anche
la nostra concezione di come e quando le varie organizzazioni dovrebbero
assumersi le responsabilità per la salvaguardia dei diritti umani.
Una volta stabilito che il ruolo dei governi nell’assicurare il
rispetto dei diritti umani continua ad essere estremamente importante,
il mutato contesto politico operativo delle imprese, ha spinto l’Ufficio
per l’Alto commissariato dei diritti umani delle Nazioni Unite
(OHCHR) a concentrare gli sforzi per dare una definizione della complicità delle
imprese nell’abuso dei diritti umani.
In un contesto aziendale la nozione di complicità assume diverse
forme:
- Complicità diretta: si verifica quando un’impresa
assiste consapevolmente ad una violazione dei diritti umani. Ad esempio
quando
consente il trasferimento forzato del personale, in circostanze inerenti
all’attività dell’impresa.
- Complicità indiretta:
si verifica quando un’impresa trae
benefici diretti da abusi dei diritti umani commessi da altri. Ad esempio
le violazioni commesse dalla forze dell’ordine come la repressione
di proteste pacifiche contro l’attività dell’impresa
oppure l’uso di misure di repressione come sistema di controllo
nelle strutture dell’impresa.
- Complicità tacita: si verifica
quando un’impresa subisce
senza interagire le scelte delle autorità competenti del paese
in cui opera di non rispettare i diritti umani. Ad esempio il mancato
rifiuto di applicare leggi che consentono discriminazioni etniche
o di genere nella assunzione del personale.
Come può un’impresa
evitare di essere complice di abusi nei diritti umani?
Per evitare
questo tipo di situazioni, un’impresa dovrebbe:
- Condurre un’analisi
della situazione riguardante i diritti umani nel paese in cui opera
o in cui intende operare.
- Proteggere esplicitamente i diritti umani
dei lavoratori siano essi impiegati direttamente nell’impresa
o facciano essi parte a qualsiasi livello della catena produttiva.
- Assicurarsi
che le politiche di salvaguardia dei diritti umani siano
state effettivamente introdotte nelle pratiche aziendali.
- Impegnarsi
attivamente in un dialogo aperto con tutte le organizzazioni che
difendono i diritti umani.
- Assicurarsi, nel caso di intervento di misure di sicurezza
o forze dell’ordine,
che queste rispettino sempre i diritti umani e chiarire esplicitamente
in ogni accordo con esse che l’impresa non condonerà mai
nessuna violazione delle leggi internazionali per i diritti
umani
- Condannare privatamente e pubblicamente abusi continui
e sistematici dei diritti umani
Un esempio di applicazione del
Principio n. 2: la British Petroleum (BP) e la promozione dei diritti
umani in Sud Africa
Premesse
La British Petroleum è la terza compagnia petrolifera al mondo,
con una produzione di petrolio e gas pari al 3% dell’intero
mercato globale, con una capacità di raffinamento
pari al 4% di quella mondiale e con il 10% delle vendite
al dettaglio di petrolio raffinato
del mondo. È anche uno dei tre più grandi
produttori di petrolchimici ed ha un crescente mercato
nella distribuzione dei gas
naturali. Più dei 2/3 della produzione, raffineria
e marketing della BP, si trova negli Stati Uniti in Canada,
in Europa Occidentale
e in Australia. La compagnia ha più di 115.000 dipendenti
nel mondo.
Problematiche
È
sempre più difficile per le compagnie petrolifere trovare riserve
petrolifere significative nei paesi occidentali. Per soddisfare l’aumento
complessivo della domanda in tutto il mondo, le compagnie petrolifere
sono costrette sempre di più a spostare le loro attività in
altre aree del mondo dove spesso la democrazia non è ben radicata
e i diritti umani fondamentali non sono ancora protetti.
Molti credono che sia più facile per le compagnie evitare di trovarsi
coinvolti in controversie relative al mancato rispetto dei diritti umani
per evitare di incorrere in situazioni difficili che rischiano di compromettere
la loro reputazione. Ma possono le compagnie sapere in anticipo quali
saranno le potenziali trappole? E inoltre molte compagnie s’impegnano
a rispettare le leggi nei paesi in cui operano. Ma cosa dire di quelle
situazioni in cui le stesse leggi nazionali contravvengono i diritti
umani di base o dove le stesse leggi costituiscono delle violazioni?
Un esempio per tutti è l’apartheid della vecchia Sud Africa,
che richiedeva la radicale separazione della forza lavoro.
John Browne, amministratore delegato della BP ha detto
in proposito: “I
mercati aperti, un regolare sviluppo economico e una
società aperta,
sono le migliori condizioni in cui noi possiamo perseguire
i nostri obiettivi. Questo è contrario a quanto
comunemente si crede, cioè che
le compagnie preferiscano l’apparente stabilità di
un regime repressivo piuttosto che lavorare nelle incertezze
della democrazia.
La stabilità basata sulla repressione è sempre
fallace. Prima o poi, l’acqua romperà la
diga”.
Misure adottate
Agli inizi del 1998, in seguito a diverse discussioni
interne, la BP ha adottato un insieme di regole per
disegnare uno
standard d’eticità che
la compagnia intende perseguire. Alla base di queste linee di condotta
c’è la convinzione che le attività della compagnia
debbano generare benefici economici e opportunità e che la sua
condotta debba costituire una fonte di esempi positivi.
Oggi la BP Ethical Conduct Policy sostiene i principi
elencati nella Dichiarazione Universale sui Diritti
Umani delle
Nazioni Unite e
nella Dichiarazione Tripartita sulle Multinazionali
dell’OIL. Inoltre
nella gestione delle relazioni si denota uno spiccato senso di rispetto
per la dignità umana e i diritti individuali.
Non è facile per le compagnie affrontare la questione della complicità in
abusi di diritti umani. La BP, come parte dell’impegno preso di
perseguire la sua Ethical Conduct Policy, ha utilizzato diversi approcci,
tra cui la ricerca, lo sviluppo di programmi di formazione, la prevenzione
e le partnership. Attualmente ad esempio la compagnia, prima di investire
in nuovi progetti, conduce una ricerca sui possibili rischi presenti
nel paese. Tra gli altri fattori, questo processo tiene in considerazione
il contesto del paese dal punto di vista sociale, politico, culturale
e dei diritti umani, utilizzando una pianificazione di lungo termine,
di circa 20 anni. Anche i rischi azionistici e del mercato sono fattori
molto importanti in questo processo, in quanto rappresentano potenziali
rischi per la reputazione. Questo processo coinvolge lo staff interno
inclusi i centri direzionali, nonché prevede la consultazione
di esperti esterni. La ONG Human Rights Watch è stata ad esempio
coinvolta nella realizzazione dell’analisi sui possibili rischi
di un paese in cui la questione dei diritti umani era particolarmente
sensibile.
La Ethical Conduct Policy della BP è accompagnata da altre politiche
e meccanismi più dettagliati, adottati per aiutare
lo staff a dirimere problemi circa le decisioni etiche
da perseguire. Inoltre, guide
più dettagliate su specifici aspetti dei diritti
umani sono disponibili sulla rete interna (Intranet)
della compagnia. Questo include anche un
modello decisionale che aiuta a chiarificare alcune
questioni importanti come quelle sulla corruzione e
la truffa, e sulle loro potenziali conseguenze.
Gran parte della formazione sulle questioni relative
ai diritti umani è stata
svolta nel corso di workshop aziendali, ma la BP usa
oggi anche un nuovo approccio più innovativo
che consiste in un processo di revisione tra pari.
Considerato all’inizio come un meccanismo tecnico
di revisione interna, esso è stato poi applicato
anche nei rapporti della compagnia con gli abitanti
del posto e ai provvedimenti di sicurezza.
Esso consiste nel fatto che a turno gruppi di esperti
su specifiche questioni analizzano e verificano quanto
realizzato da una o più unità della
compagnia.
Risultati
Come la stessa compagnia ammette, misurare i progressi
ottenuti nella realizzazione delle politiche non è cosa facile. Al momento in
cui questo caso è stato analizzato vale a dire all’inizio
del progetto, la compagnia stava supportando la realizzazione di ricerche
sugli indicatori sociali che servissero a migliorare la preparazione
dei rapporti sulle performance sociali, compresi i diritti umani. Molte
ONG considerano estremamente importante il processo avviato attraverso
la Ethical Conduct Policy e lo osservano con attenzione per vederne i
progressi. Intanto, la BP ha introdotto un processo di revisione annuale,
in base al quale ogni leader di settore deve firmare una lettera in cui
vengono indicate le modalità con cui il personale sia stato messo
al corrente dei principi dell’Ethical Conduct Policy, come esso
abbia compreso le questione dei diritti umani e come le abbia applicate
nel contesto operativo a dimostrazione del fatto che le loro azioni non
abbiano determinato abusi dei diritti umani. Inoltre, allo staff imprenditoriale
viene anche chiesto di promuovere nuove iniziative a favore dei diritti
umani nello svolgimento delle loro attività. La BP continua tuttora
la formazione dei suoi impiegati attraverso la rete interna (Intranet)
ed i workshop. Solo nel 2002, si sono svolti più di 500 workshop
su questioni inerenti ai diritti umani. |
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