Case study sul principio 5
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Principio n.5:
Le imprese dovrebbero assicurare l’effettiva abolizione del lavoro minorile |
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Il fenomeno del lavoro minorile
In quasi tutte le parti del mondo il
fenomeno del lavoro minorile è comparso
a più riprese. In molti paesi in via di sviluppo è tuttora
un problema serio mentre, in forme più nascoste, questo fenomeno
sopravvive anche in alcuni paesi industrializzati, ad esempio tra le
comunità degli immigrati. Il lavoro minorile priva i bambini della
loro infanzia e della loro dignità. Molti lavorano per orari prolungati
senza stipendio sottoposti spesso a condizioni pericolose per la loro
salute e per il loro sviluppo psicofisico, vengono separati dalle loro
famiglie e privati di un’educazione.
I bambini che non completano il loro ciclo di istruzione primaria sono
destinati a rimanere analfabeti e a non acquisire mai le competenze
per ottenere un lavoro e contribuire allo sviluppo della moderna economia.
Il lavoro minorile è causato dalla povertà e dal sottosviluppo
ma è anche semplicemente un risultato dello sfruttamento. Esiste
sia nelle economie formali che in quelle informali, ma è in queste
ultime che si riscontrano le peggiori forme di lavoro minorile.
Nonostante i bambini godano gli stessi diritti umani degli adulti,
la loro mancanza di conoscenza, d’esperienza e di potere, fa sì che
essi debbano godere anche di altri diritti, quali ad esempio il diritto
alla protezione dallo sfruttamento economico e dai lavori che potrebbero
compromettere il loro sviluppo. Questo non significa che ai bambini non
dovrebbe esser permesso di lavorare, piuttosto esistono degli standard
che definiscono quali lavori siano ammissibili o inammissibili per i
bambini, in base alla loro età e allo stadio del loro sviluppo.
I datori di lavoro non dovrebbero usare il lavoro minorile in modi
socialmente inaccettabili, che facciano perdere al minore le sue opportunità educative.
La complessità della questione relativa al lavoro minorile comporta
che le imprese debbano affrontarla con cautela senza intraprendere
azioni che potrebbero condurre i bambini lavoratori verso forme di
sfruttamento
ancor peggiori. Per tanto, come afferma il Principio 5, l’obiettivo
di tutte le imprese dovrebbe essere quello di abolire il lavoro minorile
all’interno della loro sfera d’influenza.
Definizione di
lavoro minorile
Le convenzioni dell’OIL raccomandano un’età minima
lavorativa che non deve essere inferiore all’età stabilita
per completare la scuola dell’obbligo, e comunque non inferiore
a 15 anni. Età inferiori sono consentite generalmente nei paesi
in cui l’economia e le istituzioni scolastiche sono meno sviluppate.
In questi casi l’età minima può scendere a 14 anni
e per i lavori leggeri a 13. Invece per i lavori pericolosi, l’età minima
deve essere 18 anni.
La priorità deve essere data all’eliminazione, per tutti
i soggetti minori di 18 anni, delle peggiori forme di lavoro minorile,
inclusi le tipologie d’impiego a rischio.
Le peggiori forme di
lavoro minorile sono:
- Tutte le forme di schiavitù – inclusi
il traffico di bambini, il lavoro forzato e obbligatorio, la schiavitù per
debiti e l’uso
dei bambini nei conflitti armati.
- L’uso, l’induzione o
l’istigazione di bambini alla
prostituzione, o il loro utilizzo per scopi pornografici.
- L’uso,
l’adescamento o l’offerta di bambini per attività illecite,
in particolare la produzione e il traffico di stupefacenti.
- Il lavoro
che, per sua natura o per le circostanze nelle quali viene svolto,
possa compromettere la salute, la sicurezza o la psiche del
bambino
Come può un’impresa assicurare l’effettiva
abolizione del lavoro minorile?
Comprendere a fondo le cause e le conseguenze del
lavoro minorile è il
primo passo che una impresa deve intraprendere nella sua azione per
combattere questo fenomeno. Innanzitutto è necessario verificare
che la propria impresa non impieghi il lavoro minorile; per le imprese
le cui filiere
di produzione sono geograficamente distanti, è necessario essere
particolarmente vigili. Scoprire se ci siano casi di lavoro minorile
al proprio interno può essere tuttavia molto difficile ad esempio
in assenza di documenti ufficiali, in questi casi le imprese possono
valutare l’opportunità di utilizzare ONG locali, agenzie
delle nazioni Unite o altre organizzazioni che possano assisterle in
questo processo.
Nell’eventualità in cui venga appurata la presenza di
bambini nell’impresa essi devono essere allontanati e deve essere
data loro una valida alternativa. Queste misure includono l’inserimento
dei bambini nella scuola e l’offerta di alternative economiche
per le loro famiglie. Le imprese devono essere consapevoli che, senza
un appropriato supporto, i bambini potrebbero essere costretti a
circostanze ancora peggiori come ad esempio la prostituzione e che,
in alcuni casi,
dove i bambini sono l’unica fonte di reddito per la famiglia,
la loro rimozione immediata dal lavoro potrebbe esacerbare le già precarie
condizioni di vita.
A) Sul posto di lavoro
- Aderire alle disposizioni sull’età minima
vigenti nel paese in cui operano e, qualora la legge nazionale fosse
carente, rispettare
le leggi internazionali.
- Utilizzare meccanismi adeguati per la
verifica dell’età al
momento dell’assunzione.
- Qualora sul posto di lavoro venisse
trovato un bambino con un’età inferiore
a quella richiesta dalla legge, si dovrà procedere
al suo allontanamento con misure adeguate e vie alternative,
sia
per lui che per i suoi familiari.
- Esercitare la propria influenza
sui subappaltatori, sui fornitori e su tutte le altre imprese
affiliate per combattere il lavoro minorile.
- Sviluppare e migliorare
meccanismi per combattere il lavoro minorile.
- Assicurarsi che i lavoratori
adulti abbiano salari decenti e condizioni di lavoro dignitose
così da
non avere bisogno di costringere i propri figli a lavorare.
B) Nella
comunità
- Contribuire allo sviluppo di linee guida per le associazioni
industriali di categoria e per le piccole e medie imprese.
- Sostenere
la realizzazione di programmi per l’educazione, la formazione
e la consulenza di bambini lavoratori e dei loro
genitori.
- Incoraggiare
e contribuire al lancio di programmi supplementari di nutrizione
e salute per i bambini sottratti a lavori pericolosi
e provvedere alle cure mediche per aiutare quei bambini affetti da malattie
professionali e da malnutrizione.
Un esempio di applicazione del Principio
n. 5 : la Sotik Tea Company Limited e la lotta al lavoro minorile
Premesse
La Sotik Tea Company Limited, fondata nel 1945, si trova negli altipiani
di Sotik, a circa 400 km da Nairobi, in Kenya. La compagnia gestisce
la Sotik Highlands Teas Estates di cui le sue piantagioni di the
occupano circa 1800 ettari di terreno, mentre altri 850 ettari sono
occupati
da piantagioni di legname. Circa il 96% di the è esportato
in Europa e in Medio Oriente pertanto solo il 4% viene lasciato per
il mercato
locale.
Dei 4500 lavoratori della piantagione, 2078 sono alloggiati nelle
case della compagnia, mentre i rimanenti sono pendolari. Si stima
che circa
6729 persone, vivano in unità familiari della compagnia. Ciò significa
che in ogni unità vivono in media 3,4 persone laddove i bambini
costituiscono il 45% degli abitanti. La Sotik Tea Company Limited, incoraggia
politiche di impiego a livello familiare come strategia per combattere
l’Aids e per eliminare il lavoro minorile. L’Unione dei
Lavoratori Agricoli della Piantagione del Kenya (KPAWU) rappresenta
i lavoratori.
Secondo la Economic Survey del 2002, l’economia del Kenya è rimasta
in forte recessione negli ultimi 5 anni. Dopo avere registrato una
crescita positiva dell’1,2% nel 2001, dallo 0,2% del 2000, l’economia è cresciuta
dell’1,1% nel 2002. Il tasso d’inflazione è in
calo dal 6,2% nel 2000, al 5,8% nel 2001, fino al 2% nel 2002. Prudenti
politiche
fiscali e monetarie, tassi di cambio fissi, una bassa domanda di
importazioni, un calo del prezzo degli alimentari e un prezzo stabile
del petrolio
a livello mondiale, hanno contribuito alla riduzione dell’inflazione.
Problematiche
Il lavoro minorile è emerso come una delle più intollerabili
forme di sfruttamento e di abuso dei bambini in alcune parti del mondo.
In Kenya, le origini del lavoro minorile datano dal periodo precedente
all’indipendenza, quando gli africani, alla periferia degli insediamenti
bianchi, mandavano i loro bambini a lavorare nelle fattorie e nelle case
dei coloni come fonte di reddito per la famiglia. Da quel periodo in
poi, le informazioni che abbiamo indicano che il lavoro minorile è aumentato
e il numero crescente di bambini nelle zone rurali e nelle aree urbane
costituisce una minaccia per il sistema sociale e per l’economia.
Secondo un’indagine sul lavoro minorile (Child Labour Module
Survey) condotta tra il dicembre 1998 e il gennaio 1999, sono 1.9 milioni
i bambini,
d’età compresa tra i 5 e i 17 anni, che lavorano in
Kenya. Di questi, 984 mila sono maschi, mentre 910 mila femmine.
L’Atto
per l’Impiego, Employment Act, al capitolo 226, Parte IV
sul lavoro delle donne e dei giovani scoraggia l’impiego
di bambini. Nel 1995, the Sotik Tea Company è stata costretta
a stabilire dei criteri per le assunzioni, come requisito imposto
dagli azionisti e dagli acquirenti
d’oltremare. Gli acquirenti richiedevano che nessun bambino
fosse coinvolto nella raccolta o in nessun altra forma di lavoro
all’interno
della proprietà. La richiesta nasceva da una campagna atta
a coinvolgere le multinazionali nella lotta al lavoro minorile.
All’epoca alla
compagnia veniva spiegato che “qualsiasi prodotto di cui
si fosse scoperto, che era stato realizzato sfruttando dei bambini,
sarebbe stato
boicottato dal mercato internazionale”.
Misure adottate
Presa coscienza dell’importanza di eliminare il lavoro minorile,
la compagnia ha deciso di diventare parte attiva nella lotta allo sfruttamento
minorile, piuttosto che aspettare che questo diventasse un problema più serio.
Come prima cosa, la compagnia ha assunto un manager per coordinare
una campagna contro il lavoro minorile all’interno della
compagnia stessa.
I compiti chiave di questo coordinatore erano:
- collegarsi con il Programme
Manager ILO/IPEC della Federazione dei lavoratori del Kenya per
lo sviluppo di attività a livello di impresa
;
- tenere frequenti seminari per sensibilizzare i lavoratori
e la comunità sulle
conseguenze negative del lavoro minorile
- preparare poster e
altro materiale informativo sull’eliminazione
del lavoro minorile;
- mettere in guardia la struttura di gestione
dell’impresa sulle
strategie appropriate per combattere il lavoro minorile;
- cercare
collaborazione da parte della comunità locale e organizzare
incontri con la gente dei villaggi.
La compagnia realizza inoltre
programmi ausiliari per combattere il lavoro minorile. Questi programmi
comprendono un fondo per
le borse
di studio,
un fondo di beneficenza, uno schema cooperativo di risparmi
e crediti e un’alleanza strategica in supporto di materiale
educativo per i bambini lavoratori. La Sotik Tea sta partecipando
al programma IPEC
(Programma internazionale dell’OIL per l’eliminazione
del lavoro minorile) che è amministrato a livello nazionale
in Kenya. Inoltre la Federazione dei lavoratori del Kenya (FKE)
sta realizzando
un programma per gli imprenditori nel settore delle piantagioni,
attraverso il quale vengono fornite le linee guida per l’eliminazione
del lavoro minorile. Il 4 giugno del 1999 è stato organizzato
dalla Federazione nell’ambito del programma IPEC un workshop
a Nakuru che ha fornito una road-map sul programma di gestione
della Sotik Tea.
Risultati
Uno degli importanti risultati di queste azioni è senza dubbio
che la Sotik Tea è oggi una delle compagnie in Kenya all’interno
della quale non esiste più lavoro minorile. I suoi sforzi nel
trovare partner per la produzione dei materiali educativi e per le borse
di studio, insieme ad una totale intolleranza nei confronti del lavoro
minorile all’ interno dell’azienda, ha contribuito ad un
significativo aumento delle iscrizioni nelle scuole locali. La Sotik
Tea ha anche adottato una politica aperta nei confronti degli auditing
sociali, compresa la sorveglianza sul lavoro minorile. Come esito finale,
la compagnia è risultata completamente conforme ai parametri
della Tea Sourcing Partnership (TSP), rispetto alla clausola
del lavoro minorile
cha la TSP controlla ogni anno.
La collaborazione tra la Sotik Tea e la Fke, può considerarsi
come una storia di successo. La comunità e tutti i lavoratori
conoscono ora bene gli aspetti negativi del lavoro minorile. La compagnia è impegnata
nel sostenere la campagna contro il lavoro minorile. I progetti
futuri prevedono di estendere la campagna in corso anche ai lavoratori
domestici,
di continuare a creare nuovi poster, di preparare materiale audio-visivo,
organizzare festival della compagnia e sollecitare maggiore coinvolgimento
da parte di stakeholders esterni. |
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